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BURSÔN L’UOMO LA VITE IL VINO
7
ago
2017

BURSÔN L’UOMO LA VITE IL VINO



Unico, raro, prezioso e irripetibile. Stiamo parlando del Bursôn, l’eccellente vino di Romagna!

Unico: perché soltanto il vino prodotto con l’uva Longanesi di quella terra di Bagnacavallo e dei comuni limitrofi confinanti, maturata sotto quel sole, adatta al clima di pianura, resistente alle gelate primaverili e alla siccità estiva, può chiamarsi Bursôn.

Raro: perché il Bursôn, non è un prodotto di carattere industriale, ma il frutto di ben precise fasi di elaborazione nel corso delle quali tutto è costantemente controllato e solo il meglio viene imbottigliato.

Prezioso: perché il Bursôn è indubbiamente più caro rispetto ad altri vini, ma basterebbe un’occhiata alle regole della vinificazione, al periodo di invecchiamento ed al costo delle uve, per capire che questa differenza di prezzo ha un validissimo fondamento economico.

Irripetibile: perché in nessun’altra regione italiana si ritrovano condizioni così particolari e patrimonio di esperienze comparabili che fanno di questo vino l’alfiere della produzione vitivinicola bagnacavallese e il custode di una Romagna da scoprire.

Ma che cos’è dunque il Bursôn? E’ il vino nato da una felice intuizione di Antonio Longanesi, soprannominato “Bursôn”. Classe 1921, Antonio nasce a Boncellino, nel comune di Bagnacavallo. Amante della caccia, era solito trascorrere le giornate invernali in un capanno situato nei pressi di un una quercia, sulla quale si arrampicava una vite selvatica (Nella foto la querce e Daniele Longanesi attuale Presidente del Consorzio ‘Bagnacavallo’) . Una vite sconosciuta che lo incuriosisce per la dolcezza dell’uva e la capacità di rimanere sana fino a tardo autunno. Con grande stupore scoprì anche che l’uva era in grado di dare un vino rosso di ben 14 gradi alcolici. Ma solo nel 1996 nasce il “Bursôn”, quando l’enologo Sergio Ragazzini e l’amico Roberto Ercolani (viticoltore), entrambi di Bagnacavallo, decidono di creare un “grande vino rosso di pianura” di lungo invecchiamento. A tutela della sua tipicità il nome del vino “Bursôn”, dopo essere stato registrato e depositato nell'anno 2000, venne concesso gratuitamente dalla famiglia Longanesi al Consorzio Bagnacavallo, associazione che sviluppa in armonia con il suo celebre vino la crescita della città romagnola esprimendo al meglio le sue valenze storiche, artistiche e culturali. Il Bursôn è quindi il dono prezioso di una terra e della sua gente. Terra che vede impegnati nella produzione del ‘Nettare di Bacco’ vignaioli e commercianti, i quali contribuiscono all’economia del territorio proporzionalmente alle loro possibilità. Gente felice della loro vita, fiera della loro cantina, della loro casa e dei loro vigneti. Gente che esalta le bellezze delle abbazie, delle chiese, delle dimore dove s’infiltrano i racconti popolari, le leggende, in un mondo a volte oscuro al viaggiatore frenetico. Gente che ha creduto e continua a credere nel Bursôn, una storia legata alla terra di Romagna, alle loro tradizioni, al carattere degli uomini e delle donne che la abitano. Mai in questa terra andare di fretta, altrimenti non ti offre niente. Una sosta a Bagnacavallo permette inoltre di vivere uniche sensazioni e cogliere i ritmi intimi di un territorio del benessere che sa pulsare a misura d'uomo e di natura grazie a questo giovane vino che racchiude in sé la doppia comunione: con la natura e con la gente che l’ha voluto. Gente che ha messo a frutto tutte le sue conoscenze, il suo lavoro, il suo amore, perché non sarebbe esistito il “Bursôn” senza amore. Storia, tradizioni, produzioni tipiche, sono elementi costitutivi della comunità di Bagnacavallo, che vanno salvaguardati e valorizzati, non in un’ottica di nostalgia del passato ma di costruzione di un futuro migliore, sempre nel segno del Bursôn.

www.consorzioilbagnacavallo.it

Claudio Zeni


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